Relazione Avatar

La linea di fertilizzanti commercializzati dalla Ditta Viano è frutto di numerosi anni di ricerca ed innovazione nel panorama agricolo, una ricerca mirata a rendere sempre più economicamente ed ecologicamente sostenibile un’agricoltura ad oggi sovra sfruttata. La tecnica che ha permesso la formulazione di tali prodotti, prevede come punto cardine il continuo apporto nel terreno di materia organica di origine vegetale accompagnato da uno specifico pool di lieviti a scapito dell’ormai oggi abusati concimi chimici molecolari. Con questo principio e lo sviluppo d’innovative tecnologie incentrate sull’interattività tra catalizzatori minerali e organici di origine esclusivamente naturale si è creato la solida base di questi fertilizzanti, differenziatisi poi grazie all’aggiunta di estratti di alga, materia organica pregiata o microelementi secondo la specifica necessità di utilizzo. Nelle due precedenti annate agrarie i fertilizzanti sono stati impiegati in varie aziende agricole per testare la loro efficacia in situazioni e colture diverse; di seguito saranno riportati alcuni dei più rilevanti casi di studio osservati con l’uso di tali prodotti. 

  • Carciofo
  • Melone
  • Vite e Kiwi

Carciofo

Prova sperimentale nell’autunno-inverno 2011/2012 su un impianto di carciofi di due anni di età e su un giovane impianto settembrino. I prodotti utilizzati sono AVATAR e ALGAFIT distribuiti in tre fertirrigazioni, ad inizio ciclo, una intermedia a febbraio dopo una forte gelata e l’ultima in pre-fioritura. 

Trattamento ad inizio ciclo. A sinistra della linea rossa il controllo, a destra le piante fertilizzate. Si nota il forte rigoglio e lo spiccato portamento assurgente delle piante in esame.

I risultati dopo la prima concimazione sono apparsi visibili dopo solo 36-48 ore, confermando il forte stimolo sull'attività vegetativa necessario alla pianta per raggiungere il suo massimo potenziale. Le produzioni in primavera sono state eccezionali sia per quantità che per qualità: 70.000 carciofi ad ettaro con una media di 11 pezzi vendibili a pianta le cui differenze di peso con capolini prodotti con tecniche standard sono evidenziate nel grafico sottostante.

La perdita in peso durante l’essiccazione è apparsa minore nei carciofi in esame, evidenziando come questi conservino meglio la consistenza e il turgore nel tempo anche grazie ad un maggior contenuto di sostanza secca nei capolini.

Carciofi fertilizzati a sinistra, carciofi con tecniche standard a destra.

Carciofi fertilizzati a sinistra, carciofi con tecniche standard a destra. Controllo dello stato di ossidazione dopo 30’ dal taglio.

Melone

Su questa coltura, nella stagione estiva sono stati raccolti numerosi dati in varie aziende nel Lazio e in Toscana che hanno utilizzato i prodotti VIANO. I punti chiave di queste prove sono: 

  • Struttura della pianta:
    Le piante fertilizzate con prodotti VIANO durante l’intero ciclo colturale hanno evidenziato un veloce sviluppo, strutturandosi in maniera ottimale con internodi brevi e numerosi, punte con portamento assurgente e colore della pianta con tonalità verde scuro brillante
  • Allegagione e produzione:
    I prodotti associati alla giusta tecnica hanno dato risultati straordinari in questo senso con fioriture a tappeto e di persistenza prolungata; aumentando la capacità fiorente delle piante si aumenta contestualmente la probabilità di allegagione dei frutti e quindi si ottiene una produzione maggiore.

In alto immagini di piante in fioritura con particolare di fiori allegati; in basso frutti in tiro su una sola pianta: 9 in maturazione, 2 in accrescimento.

Nel grafico riportato qui sotto si evidenziano le produzioni a ettaro di aziende che utilizzano prodotti VIANO (EXP) a confronto con aziende che utilizzano i concimazioni chimiche (STD).

  • Qualità del prodotto:
    L’aspetto qualitativo è stato determinato sulla base di due caratteri fondamentali della bontà del prodotto e della sua conservabilità: il grado zuccherino ed il contenuto di sostanza secca.

Nel grafico si confrontino gli apici delle due curve che rappresentano le medie delle due distribuzioni: tecnica VIANO 15,5°, tecnica standard 13°.

La funzione del grafico in alto è di evidenziare che, a parità di grandezza di frutto, quelli prodotti con tecnica VIANO pesano in media 70g in più degli altri.

  • Benessere delle piante:
    Lo stato di benessere di un organismo vegetale, oltre a dipendere molto dal suo stato fitosanitario è molto legato alle relazioni che esso ha con l’ambiente in cui è inserito ed in particolare con l’ambiente-suolo. La difficile natura delle interazioni che la pianta ha con il terreno per quanto riguarda l’assorbimento di nutrienti e dell’acqua, spesso può comportare delle difficoltà che possono causare situazioni di stress nel vegetale intaccando così lo stato di benessere di quest’ultimo.
    Un indice relativamente semplice che permette di inquadrare indicativamente lo stato di benessere della pianta (in particolare riguardo a stress idrici ma non solo) è la misurazione della temperatura fogliare: in situazione di stress, infatti, avviene la chiusura degli stomi, con conseguente diminuzione di traspirazione e fotosintesi ed un innalzamento della temperatura fogliare (I. Leinonen e H. Jones, 2004).
     

Temperature fogliari misurate durante orari di picco (13-13.50. La differenza tra le due situazioni appare molto evidente: La temperatura massima raggiunta in EXP (33°C) è di due gradi più bassa della minima in STD (35°); la media delle temperature EXP risulta 29,5°C mentre quella STD 37,5°C ben 8°C di differenza!

  • Avversità:
    In quest’ottica è stata testata l’efficacia di un prodotto in particolare della linea VIANO: l’ AVATAR in abbinamento ad ALGAFIT, nato dalla ricerca sull'interattività tra catalizzatori minerali e organici, associati a metaboliti derivanti da esclusivi processi fermentativi.
    Grazie alla presenza di questi metaboliti, tra cui anche varie sostanze antibiotiche naturali, si crea un ambiente decisamente sfavorevole allo sviluppo dei patogeni. Il prodotto è stato sperimentato tramite trattamento fogliare contro l’oidio delle cucurbitacee e in fertirrigazione contro attacchi di nematodi.

Nella foto in alto si può notare all’interno del cerchio blu le gocce scure del trattamento con AVATAR; nel cerchio rosso invece, dove il trattamento non è riuscito a bagnare la foglia, si possono vedere le rosate grigie caratteristiche del micelio dell’oidio. Il prodotto, usato come preventivo, ha una buona capacità protettiva e, se mischiato con altri trattamenti, riesce ad aumentarne l’efficienza.

 

Nel caso dei nematodi invece, si è operato con infestazione già in corso, e il risultato sulla coltivazione del melone è stato sorprendente, poiché pur essendo intervenuti con piante ormai gravemente colpite, queste sono riuscite a portare una buona produzione (600 q/Ha) di discreta qualità.

In alto le foto delle radici e della pianta con grave attacco di nematodi; in basso il frutto portato da quella stessa pianta.

Vite e kiwi

Grazie alle specifiche proprietà dei prodotti AVATAR e ALAGAFIT di competere con le specie di microrganismi patogeni e di rilasciare sostanze antibiotiche e protettive, ne è stato sperimentato l’uso come trattamento sul legno in vigneti per combattere gli stadi svernanti di malattie fungine come l’oidio e su actinidia contro il cancro batterico. In entrambe i casi il trattamento ha esplicato tutto il suo potenziale, andando ad inibire la crescita dei patogeni arrestandone lo sviluppo e nel caso del kiwi sanificando le ferite aperte dalla malattia. Grazie alla facilità di assorbimento di questi prodotti anche tramite la corteccia, le piante possono contare anche su un contenuto apporto nutritivo.

Actinidia colpita da batteriosi: molto evidente la zona necrotica marrone scuro risultato del marciume causato dall’attacco batterico; dopo aver trattato mediante irrorazione con i prodotti VIANO il legno sottostante risulta chiaro e sano, sintomo di come l’attacco sia stato limitato alla zona corticale.

Particolare dell’apparato fogliare delle piante infette: le nuove foglie dopo il trattamento non presentino le tipiche aree necrotiche causate dalla malattia confermando come questa sia confinata unicamente nelle zone di infezione primaria.